La protesta dei sindaci
Piano della Regione Liguria
per fare cassa in Valle Stura

Valle Stura. Non occorreva essere profeti o indovini per temere che la manovra della Regione Liguria, la seconda in pochi anni nel vano tentativo di chiudere il buco del comparto sanitario, senza aumentare le tasse, colpisse anche le piccole realtà locali. Rumori di fondo erano giunti nell’ultimo periodo dello scorso anno, quando la delibera in merito era già stata scritta in segreto, ma non ancora applicata. Furono poi i giornali ad informare il sindaco di Rossiglione, e gli abitanti della Valle Stura, circa la prevista “cartolarizzazione”, brutto termine per dire vendita, dell’edifico che un tempo ospitava l’ex “Ospedale Barigione e Pizzorni” in seguito riconvertito dalla ASL 3, la più grande e indebitata di Genova, in piastra ambulatoriale specialistica, sede del CUP, ambulatorio per i medici di medicina generale e inoltre, sistemato al piano superiore, un reparto di psichiatria pubblica con ospiti ben integrati.

Il piano di accorpamenti e dismissioni, in tutta la regione, dovrebbe far risparmiare in spese di gestione e personale. Nulla da obiettare, ammesso che questa volta duri un po’ di più, se non si andasse a penalizzare come al solito i centri dell’entroterra, mentre lungo la costa si dice, avremo ben tre “Palazzi della Salute”, dislocati tra Voltri e Pegli. Da noi invece è prevista la concentrazione sanitaria a Campo Ligure, tornando indietro di decenni in fatto di equità verso i cittadini di Masone, Rossiglione e Tiglieto, che nel frattempo ha perso la Guardia Medica da Urbe. In aggiunta, è notizia di questi giorni, subiranno tagli pure i posti convenzionati all’interno locali Case di Riposo.

L’assessore competente, Claudio Montaldo, nell’autunno scorso è stato più volte invitato dagli amministratori locali ad un incontro che, anche solo per cortesia, andava fatto ben prima di assumere cotante improvvide decisioni. Sono saltati, però due appuntamenti, e pazientemente ci siamo messi in attesa del nostro turno, che è arrivato tra Natale e Capodanno quando sarebbero dovuti arrivare a Rossiglione: Montaldo, il dottor Bedogni neo responsabile ASL 3, il direttore sanitario dottoressa Ida Grossi, accompagnati dal direttore del Distretto Sanitario dottor Filippo Parodi. Tutti presenti, sindaci ed assessori, giovedì 29 dicembre, per ricevere la qualificata delegazione sanitaria cui esporre le nostre umili richieste. Manco a farlo apposta però erano assenti i due pezzi da novanta: Montaldo e Bedogni!

Sempre pazienti e misurati, i nostri amministratori hanno esposto le proteste ma anche piani alternativi ai due malcapitati ma gentili superstiti: magari tagliare i trentanove primariati in eccesso; magari non realizzare “Case della Salute” ad ogni passo, sul mare; magari non costruire l’inutile nuovo Galliera; magari non favorire sanitariamente ancora Arenzano e Cogoleto, ma pensare un poco anche ai coraggiosi che hanno scelto di vivere tra i monti, anche se “tanto i nostri voti sono pochi e ne possono fare a meno”. Ma proprio per far capire di che pasta siamo fatti, cioè che col minimo investimento la ASL 3 ottiene sempre il massimo risultato, Masone ci ha messo l’edificio del Consultorio costruito apposta, si sono fatte proposte costruttive quali l’utilizzo dell’ex ospedale rossiglionese per ospitare un centro anziani diurno e, al piano superiore la Casa di Riposo o meglio è stato chiesto di attrezzare una nuova struttura in grado di ospitare i soggetti “non autosufficienti”, con il duplice risultato di alleviare le famiglie e fornire interventi adeguati per sopperire la richiesta geriatrica odierna, generata dal progressivo invecchiamento della popolazione.

Trascorso quasi un mese senza informazioni in merito, ribadito l’invito a Montaldo e Bedogni, che speriamo possano salire da noi prima di Pasqua, il “Il Secolo XIX” ha pubblicato le giuste lamentele del sindaco di Rossiglione e di tutti i sindaci dell’Unione Comuni Valli Stura, Orba e Leira, mentre altre nubi si addensano sulla nostra bistrattata sanità di campagna, per fortuna in un inverno senza neve! Se nulla cambierà in merito, e sono previsti anche i disservizi nel trasporto pubblico su ferro e gomma, il nostro territorio è destinato a spopolarsi: andremo tutti ad abitare a Genova o altrove, alla faccia del dissesto idrogeologico che, anche quello, pare non interessare a nessuno, neppure dopo il 4 novembre 2011.

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