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Claudio Pastorino tra Metafisica e Surrealismo

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mostra di pittura di Claudio Pastorino

Nella sala del Consiglio Comunale la personale di , esposta dal professor Tomaso Pirlo.

Sfidando, con successo, la regola secondo la quale nessuno è profeta in patria, il pittore Claudio Pastorino ha proposto, nel periodo di ferragosto, la dei suoi dipinti presso la sala del Consiglio Comunale. Dopo l’esordio dello scorso anno nel castello di Campo Ligure, il nostro pittore, fotografo di mestiere, ha ricevuto l’apprezzamento dei compaesani: Classe 1957, diplomato Liceo Artistico Barabino di Genova, dal 1979 si dedica alla fotografia come professionista, da circa cinque anni dipinge su tela utilizzando colori acrilici.
Titolo della mostra “Tra “Metafisica” e “Surrealismo”“, recensita anche questa volta dal professor Tomaso Pirlo che, in quattro pagine fitte di scrittura, ne ha fornito la dotta presentazione da cui estraiamo alcuni passaggi.

“Un uomo con i piedi per terra, con uno spiccato senso della concretezza: un artigiano discendente da famiglia di artigiani con un mestiere in mano e il gusto, l’ingegno di inventarsi ogni giorno il modo di guadagnarsi da vivere.”

Dopo aver citato studio e mestiere di Pastorino, Pirlo entra nel merito critico con queste parole:

“Nessuna traccia in questi quadri, proprio nessuna, di quell’eterno, inconsumabile impressionismo di maniera che certe scuole di continuano a presentare, non già come un punto d’arrivo dell’arte figurativa precisamente datato e strettamente legato a un quadro di sensibilità tardo ottocentesca, sostanzialmente ottimistica, distante dalle inquietudini dell’uomo di oggi, come l’acqua dal fuoco, ma come un insuperato e insuperabile modello di espressione figurativa.
Proprio quel senso della concretezza che nel P. ha radici particolarmente profonde l’ha indotto a essere un uomo, un fotografo e un pittore coevo al suo tempo, a guardare decisamente oltre il netto spartiacque che divide la cultura figurativa e no dell’Ottocento dal Novecento, non per fare della “avanguardia” fine a se stessa, ché anzi, sul piano culturale e figurativo P. è un timido che parla sottovoce, evoca, suggerisce, domanda. Vive, piuttosto che di certezze, di stati d’animo anteriori a ogni definizione di pensiero, vive l’irrisolta condizione di crisi dell’uomo d’oggi, il suo deserto di valori e di certezze, per cui la sua immagine non è, non può essere né il pretesto di quella giocosa alluvione cromatica che è stato l’impressionismo né la componente del quadretto di gusto, bello di quell’armonia un po’ sfatta d’altri tempi, ma l’oggetto di una ricerca, la lettera di un alfabeto nuovo con cui costruire la formula che apra una improbabile e pur necessaria via d’uscita”.

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