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Richiesta chiarimenti su Laboratorio Regionale profilassi latte

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latte

Laboratorio Regionale profilassi latte
Amministratori chiedono chiarimenti
per scongiurare ridimensionamento

Masone. Il grande edificio, ben visibile dall’autostrada A26, che ospitava il purtroppo presto fallito esperimento di centro lattiero caseario consortile delle Valli Genovesi, ospita la realtà invece di successo rappresentata dal Laboratorio Regionale che esegue le analisi di profilassi sul latte conferito dagli allevatori liguri e in parte toscani.
Come già accaduto nel recente passato, alcuni sviluppi hanno fatto temere agli interessati, dipendenti e soci, la volontà neanche tanto strisciante di chiuderlo. Per questo motivo, qualche settimana fa apposita riunione è stata indetta per fare il punto della situazione e vi hanno preso parte i tre sindaci valligiani e il consigliere regionale Antonino Oliveri, di cui pubblichiamo a parte l’interrogazione presentata in data 27 febbraio.
Senza entrare nel complesso, a volte inquietante, scenario di spinte e controspinte all’interno dell’Associazione Regionale Allevatori (A.R.A.) della Liguria, si può riaffermare con certezza che il laboratorio di Masone, oltre alla qualità delle sue analisi riconosciuta anche in Toscana, incassa il pagamento relativo raggiungendo quasi il pareggio economico. Non bastasse questo, esso collabora con gli allevatori per garantire la qualità del latte e la conseguente sicurezza dei consumatori, fornendo così supporto indispensabile per mantenere e sviluppare la zootecnia in Liguria. Un dato finale che vale riferire, riguarda l’argomento ecologico ed economico relativo a frane e alluvioni sempre più numerose e drammatiche: un metro quadrato di prato abbandonato assorbe cento litri di pioggia; la stessa superficie sfalciata-brucata circa mille litri! Meditate gente.

Per quanto riguarda la procedura di fallimento, in atto da ormai quattro anni, il curatore dopo diversi ribassi è riuscito a vendere i macchinari e le attrezzature per la lavorazione del latte e dei formaggi, evitando almeno in parte lo spreco di tanti finanziamenti pubblici impiegati. Infine rimane sospesa anche la sorte futura del moderno mattatoio annesso, non più utilizzato, sebbene perfettamente a norma e in grado di ospitare tutte le lavorazioni: bovina, ovina e suina, ma anche quella, sempre discussa e mai attuata, di cinghiali e caprioli per produrre insaccati, il cui ricavato potrebbe andare a ristorare dei danni che questi animali procurano sempre più spesso ai proprietari agricoli.

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