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Ricordo di Don Carletto a 25 anni dalla morte

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Don Carletto

Ricordo di un sacerdote esemplare
Indimenticato Pastorino
trascorsi venticinque anni dalla morte

Don Carlo di Filippo (1918-1989). Una delle più belle menti che siano uscite da Masone. Profondo in teologia e laureato in lettere, fu ottimo predicatore e buona guida delle anime, sia nel ministero parrocchiale a Spigno, come nel confessionale del proprio paese- lo ricorderemo, più ancora per ala santità di vita

Così nel testo “Radici Antiche e Radici nuove”, nel 1995 Padre Pietro Pastorino, descrive sinteticamente quello che per tutti è stato “Don Carletto” Pastorino, di cui ricorre il venticinquesimo dalla morte.

In questo primo intervento mi affido ai ricordi personali, grazie al fatto che ho avuto la fortuna di conoscerlo, purtroppo per poco tempo e come spesso accade in gioventù, in modo colpevolmente parziale. Prima ero troppo giovane io, poi forse anziano lui e più ancora, reso distante dalle rispettive vite il nostro rapporto, sempre molto affettivo, si fece sporadico e formale, anche se credo che entrambi volevamo così non fosse.
Per me Don Carletto è stato un simpatico pretone che, quando avrò avuto dieci anni, m’interessava molto perché aveva un bel motorone nero, e ci andava a tutta manetta, con la tonaca. Le sue stanze era al piano terra, con accesso indipendente, piene di libri e fogli scritti a mano. Questa parte di lui m’infondeva qualche preoccupazione, ero là d’estate per giocare, temevo invece volesse anche lui farmi leggere e fare i compiti delle vacanze!
Passati velocemente gli anni delle scuole elementari e medie lo ritrovo professore, addirittura al prestigioso Liceo Cassini di Genova, di cui era preside il cugino Agostino, figlio dello zio il “poeta” Carlo Pastorino. Ancora più curioso mi pareva allora, che insegnasse a mio fratello Simone in quello stesso liceo. Sempre con la discontinuità che hanno i ricordi così lontani, siamo a metà anni sessanta, sono certo che gli fece ripetizione, forse di latino, ma il più prezioso aiuto glielo diede convincendolo, dopo una classica crisi, a non desistere da quegli studi. Cosa che fece ottenendo discreti risultati, che Don Carletto apprezzò molto.
Sempre dello stesso periodo è il consiglio per la lettura liceale estiva di “L’avventura di un povero cristiano”, di Ignazio Silone. Un autore di cui spesso i professori infliggevano la lettura anche di “Fontamara”. La vicenda del povero cristiano Pietro da Morrone, che divenne Papa col nome di Celestino V. L’autore rispetto a Dante, che colloca Celestino V all’inferno, giudicando un gesto di viltà la sua abdicazione, esalta l’umiltà di questo eremita che sembra quasi casualmente divenire Papa, in contrapposizione al suo successore Bonifacio VIII, rappresentato come simbolo del potere temporale.
In quegli anni, dopo l’avvio voluto da Giovanni XXIII, era in corso il Concilio Vaticano Secondo. Negli anni precedenti tensioni molto positive hanno attraversato la chiesa italiana: Don Milani, la Comunità dell’Isolotto a Firenze, con sindaco La Pira e altre carismatiche figure contemporanee, quelle che forse ci voleva allora indicare Don Carletto?
In seguito quando gli fu affidata la chiesa di San Pietro di Masone, in alta Valle Stura, divenne ieratico, le sue omelie scuotevano le coscienze, ma mi pareva triste e solitario nonostante molti lo raggiungessero per consiglio e amicizia. Tra questi il professor Tomaso Pirlo, suo preside alla Media “Carlo Pastorino”, di cui proporremo in seguito alcuni passi del ricordo funebre.

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