latte rossiglione

In settimana abbiamo assistito alla retromarcia del direttore generale Parmalat, che sul caso delle Valli Genovesi, ha espresso il rammarico per quanto accaduto e la completa disponibilità dell’azienda, che come sembra a detta sua, ci fosse anche prima degli eventi che hanno provocato lo smaltimento del in letamaia.

Peccato che in tutti i discorsi il direttore abbia omesso che comunque la disponibilità che l’azienda aveva dato era con un prezzo di 20 centesimi a litro di latte!

Al tavolo della Città Metropolitana tenutosi la settimana scorsa, è stata ribadita la necessità di creare una filiera corta del prodotto, cioè poter lavorare il prodotto in loco per essere venduto direttamente.

Strada già percorsa: purtroppo i caseifici chiusi sono ben due, e quindi l’esperienza insegna che competere con il mercato, se non ci si distingue per qualità e quindi prezzo più elevato, non è così facile, perché occorre anche investire nella fase finale, la commercializzazione, cosa che a volte gli stessi allevatori non capiscono.

La settimana scorsa, alcuni allevatori locali hanno avuto la visita dei Nas, per fortuna senza conseguenze: c’è più attenzione per il caso afla-tossine che ha portato i Carabinieri a controlli straordinari a campione o sarà perché chi ha avuto danni all’immagine è una multinazionale? A pensar male si fa davvero peccato?!

Lasciamo ai telespettatori la scelta…


 

Sempre sull’argomento, vi proponiamo il video di Tabloid:

Filiera corta dal latte nobile al bio per le vallate genovesi

Videointervista al consigliere delegato Enrico Pignone che con il sindaco Marco Doria coordina il tavolo dell’ente sul latte locale con produttori, consorzi,associazioni di categoria, istituzioni e sindacati.Tabloid_filiera_latte

Il rilancio del latte delle vallate genovesi, un baluardo anche della genuinità, punta a creare nuove alleanze fra allevatori e molti altri soggetti per valorizzare e promuovere il territorio, ideando e radicando, a partire dal latte, anche marchi e prodotti nuovi nella filiera corta. Lo dice nell’intervista al programma Tabloid Enrico Pignone, consigliere delegato della Città metropolitana di Genova che con il sindaco Marco Doria coordina il tavolo dell’ente con produttori del latte locale, consorzi, associazioni di categoria, istituzioni e sindacati.
Il tema è proprio il futuro del latte delle vallate genovesi.
Solidale con gli allevatori locali che a fine marzo si sono trovati in piena emergenza per la decisione di Parmalat del gruppo Lactalis di non ritirare più il loro prodotto, tutto il territorio, dalle istituzioni ai cittadini, ha reagito con grande decisione e fermezza e se una soluzione temporanea è stata poi individuata sino a settembre, con l’invio del latte in Piemonte nello stabilimento del Caseificio Pugliese, si lavora però a nuove strade, dal latte nobile (prodotto da mucche alimentate con il 70% di foraggio e il 30% di mangimi naturali “come succede già – dicono le associazioni di categoria – nella maggior parte delle nostre stalle”) alla crescita del biologico che consolidino il latte locale come presidio e veicolo di promozione territoriale.

https://www.youtube.com/watch?v=

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