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Allevamento a rischio

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Mucca con vitellino

Parliamo tanto di prodotti tipici, di tracciabilità, di controlli sulle derrate alimentari, ma ci siamo mai domandati in questi anni come si sia spostata geograficamente l’origine dei prodotti che giungono nelle nostre tavole?

Forse non ce lo domandiamo a sufficienza: visto tutto quello che è successo col caso e quello che potrebbe succedere anche nella carne…

In un’Italia da un lato sempre più in crisi e dall’altro sempre sempre più vegana, gli allevamenti nazionali sono a rischio: e non parliamo solo di quegli allevamenti che vediamo in TV dove gli animali sono stipati fino all’eccesso in stalle super-moderne, dove la vita media delle vacche da latte è di 2 anni – contro i 10 / 12 anni di vita delle mucche dei nostri nonni – ma parliamo anche dei nostri allevamenti locali di Rossiglione, Campo Ligure e Masone, dove le mucche le vedi ancora al pascolo e puoi ancora ammirare i vitellini che prendono il latte dalla mamma.

A farla breve la situazione nelle Valli genovesi:

  • il laboratorio dell’associazione allevatori in località Argio da più di un mese non effettua più gli esami dei campioni di latte, che finiscono in un laboratorio a Cuneo

  • il latte degli allevatori che veniva conferito alla Centrale Oro, ormai a Parma da anni, è finito in parte nei tombini, perché la Parmalat preferisce acquistare dalla Lituania ciò che gli occorre per la produzione

  • le aziende liguri che potrebbero ritirare il nostro latte si sono rese disponibili ma non a breve, eccetto per la ditta Alberti di Imperia che si è impegnata al ritiro con l’Azienda di Cavanna Andrea e del Lavagè, temporaneamente solo il Caseificio Pugliese si è impegnato a prendere il latte del genovesato, ma la stipula dell’accordo è avvenuta solo oggi pomeriggio e non sappiamo ancora a che prezzo verrà ritirato il latte

  • E non è finita perché anche la carne sta vivendo un momento di tracollo: la settimana scorsa all’asta di Cuneo i capi portati dagli allevatori sono rimasti invenduti per “eccesso di ribasso”; ricaricati sui mezzi sono tornati alle stalle, mentre da oltre confine stanno arrivando montagne di capi allevati nei paesi dell’est Europa.

La domanda che ci giunge spontanea è: ma noi consumatori non possiamo proprio fare nulla? Forse il consumatore ha più potere di quello che egli stesso crede visto che è bastata una settimana di allarmi per far aumentare le vendite di latte dirette dei produttori tramite macchinette, e diminuire la vendita di latte in cartocci…

Ci sembra che i cibi di sicura provenienza del nostro territorio costino troppo? Mangiamone meno, ma mangiamo meglio !!!!

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