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Ricordo di Carlo Pastorino

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scrittore
e generoso pedagogo

Masone. Serata dedicata allo scrittore Carlo Pastorino ed alla Grande Guerra, sabato 23 ottobre presso il teatro Opera Monsignor Macciò, in occasione della nuova edizione del più noto libro del “poeta”, “La prova del fuoco”. Presenti in sala i nipoti Carlo e Cecilia ed altri congiunti, nella sua presentazione il professor Francesco De Nicola, uno dei massimi esperti di letteratura italiana di guerra del novecento e principale recensore dell’opera pastoriniana, ha tracciato un interessante parallelismo tra il testo ed “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu, da cui è tratto il film di Francesco Rosi “Uomini contro” di cui è seguita la proiezione. Il sindaco ha ricordato il cinquantenario dalla morte che cade nel 2011 e la futura costituzione del “Fondo Carlo Pastorino” presso il Museo Civico “Andrea Tubino”.
Pubblichiamo il toccante ricordo personale del professor Piero Ottonello.

“Vorrei dire qualche parola su Carlo Pastorino, non sullo scrittore, ma sulla sua generosità che ho sperimentato personalmente e della quale vorrei dar testimonianza.
Ero un giovane di diciotto anni, orfano dalla prima infanzia, uscito di collegio da due anni, con un po’ di nozioni, ma egoisticamente chiuso in me stesso e senza alcuna capacità di rapportarmi con gli altri, quando ho avuto la fortuna di incontrare Carlo Pastorino che mi ha convinto a proseguire gli studi e si è impegnato a procurarmi i necessari e gli insegnanti disposti a darmi lezioni gratuite. Eccomi dunque a percorrere due volte la settimana la strada che da Masone porta a Voltri e con una lira di tram eccomi a Genova dove trascorro la giornata con gli insegnanti che il mio benefattore mi ha procurato. La sera i chilometri del ritorno sono ogni volta più leggeri perché parto rifocillato nel corpo e nello spirito ed ogni volta sento crescere la mia sicurezza e diminuire il mio solipsismo.
Lo scrittore illustre (al quale mi ero avvicinato con quella timidezza che durante le prime mie discese verso la città mi spingeva a nascondermi sotto le arcate del ponte ferroviario al passaggio del treno perché i passeggeri non mi scorgessero in quella povertà che non mi concedeva neppure l’acquisto del biglietto) aveva saputo infondere nel mio animo quella serenità che traspare dai suoi scritti, anche tra quelli che raccontano i più crudi episodi di guerra, e mi aveva pure insegnato che l’unica povertà di cui vergognarsi è la povertà di spirito.
Risalendo verso i miei monti non mi nascondevo più al passaggio del treno: io, me lo aveva scritto lui sul frontespizio delle raccolte delle opere virgiliane che mia aveva regalato e che conservo ancora gelosamente (Petro Ottonello nostro, inveni eximia virtute praedito) ero “eximie virtute praeditus”. E allora, visto che l’opera del mio maestro era compiuta e la bufera che stava sconvolgendo il mondo, giugno 1940, si era abbattuta anche su di noi, dovevo partire per la guerra, ci restavo cinque anni. Tornato a casa e aggregatomi a gente che sognava rivolte risolutive, perdevo il mio tempo in sterili inutili, lunghissime discussioni o chiacchiere. Carlo Pastorino deve averne avuto sentore perché un giorno mi è venuto a cercare e mi ha espresso la grande delusione che gli stavo provocando, mi ha fatto vergognare di me stesso e della mia inerzia e mi ha salvato un’altra volta. Un padre non avrebbe fare di più: gli serberò eterna riconoscenza.”

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